Gli strumenti di comunicazione con il cavallo

Enrico Mezzogori Etologia Cognitiva

Spesso tra appassionati di equitazione che ritengono fondamentale il rapporto e la comunicazione con il cavallo nasce una accesa discussione sull’utilizzo di vari strumenti (es.: frusta, frustino, stick, speroni ecc.).
Data la tipologia di persone, che partono già dal presupposto di utilizzare questi strumenti al meglio e non al peggio, verso la fine della discussione emerge spesso la considerazione che gli strumenti, di per sé, sono neutri e tutto dipende dal loro uso, cioè dalla volontà e dall’etica di chi li usa.
In questa considerazione finale c’é del vero e del falso.
Vero è che le modalità d’uso sono fondamentali (sfiorare e sferzare sono due cose ben diverse, come lo sono il toccare o l’affondare) e che le percezioni del cavallo rispetto ad un uso delicato o violento dello stesso strumento sono completamente diverse.
Però è falso che siano neutri a livello comunicativo.
All’interno di un processo comunicativo il “canale” è parte integrante e le sue peculiarità diventano parte del messaggio.
Riportando le parole del sociologo McLuhan: “il medium è il messaggio”.
Questo non porta a dare un giudizio in bene o in male sull’uso di questi strumenti, ma alla consapevolezza che:
Non sono neutri.
Non sono interscambiabili.
Non sono come se fossero qualcos’altro (quante volte ho sentito dire “come il prolungamento della mano” o “ come la coda di un cavallo”).
Toccare con il frustino non è come toccare con la mano, anche se il tocco è lieve allo stesso modo e l’azione fisica di risposta del cavallo sembra la stessa.
Il messaggio che abbiamo trasmesso è diverso.
Postura, atteggiamento mentale, azione, espressione e molte altre cose sono diverse quando agiamo con mezzi diversi e, conseguentemente, veniamo percepiti in modo diverso.
Pensiamo alla diversa sensazione che potremmo avere se un amico ci appoggia sulla spalla un braccio o un bastoncino, o se stringiamo la mano ad una persona con un arto artificiale.
Nell’interesse di raggiungere un’intesa e un rapporto sempre più profondi con il proprio cavallo vale la pena di valutare questi strumenti non solo in base alla loro funzionalità od efficacia tradizionale, ma anche di come modificano la nostra comunicazione offrendo di noi una percezione diversa.
La comunicazione non verbale è un insieme globale di atti comunicativi (paralinguistici, cinesici, prossemici, aptici, ecc.) in cui vale la pena provare a sperimentare alternative a ciò che è sempre stato fatto perché la nostra consapevolezza della complessità di questo tipo di comunicazione aumenta di giorno in giorno.
E se vogliamo rimanere sul conosciuto (non vi è nulla di male) facciamolo consapevolmente e cercando di sfruttare nel modo migliore lo strumento comunicativo che riteniamo più opportuno utilizzando i suoi vantaggi funzionali e consci dei suoi limiti.

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Enrico Mezzogori

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Consulente scientifico HorseManKind

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