Il cavallo: apprendimento e didattica

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Invito a seguireLa filosofia di HorseManKind si basa su quattro concetti cardine  (naturalità, neutralità, reciprocità, condivisione), e si sviluppa comprendendo numerose discipline che concorrono a formare un paradigma innovativo creato dal fondatore Sergio Albertin.

Esistono delle notevoli affinità tra il pensiero di Albertin e uno dei più nuovi approcci interpretativi della cognizione animale e della relazione interspecie: la zooantropologia cognitiva del prof. Roberto Marchesini.

Ci fa piacere condividere con i nostri lettori alcune citazioni del prof. Marchesini che riteniamo possano offrire uno spunto interpretativo e/o di riflessione.


Il modello behaviorista e l’approccio mentalistico: differenze

” […] Il modello behaviorista dell’apprendimento si basava:
a) su una visione passiva dell’animale, che veniva interpretato come semplicemente mosso da uno “stimolo”;
b) su una lettura reflessogena della sua azione, sul modello di Pavlov, ritenendolo incapace di riflettere sui problemi ma di esprimere solo tentativi casuali di “risposta”;
c) su una conferma della risposta a opera del “rinforzo”, agente come nelle macchine cibernetiche a retroazione.
Con la triade “stimolo-risposta-rinforzo” si accreditava un modello di animale cartesiano, privo di soggettività e di mente, che nell’apprendere in realtà acquisiva degli automatismi. I condizionamenti, riassunti nell’associazione stimolo-risposta, venivano inquadrati come interruttori, per cui dato lo stimolo seguiva la risposta, rafforzando quell’immagine di animale burattino privo di qualunque capacità valutativa e decisionale.
[…] Occorre allora sottolineare che l’approccio mentalistico non può aver nulla a che fare con la triade di cui sopra perché:
a) ritiene che a muovere un animale sia il possesso di un obiettivo ossia che ogni comportamento sia un’espressione attiva della soggettività;
b) pensa che non possa darsi apprendimento senza una fase riflessiva ovvero senza una partecipazione solutiva del soggetto che prima di tutto deve inquadrare i requisiti del problema;
c) sostiene che a chiudere l’operatività dell’animale non sia il rinforzo ma la soluzione del problema ovvero il raggiungimento dell’obiettivo.
Questo significa altresì che l’apprendimento produce conoscenze e non condizionamenti, vale a dire chiavi solutive che l’individuo utilizzerà successivamente in modo libero per affrontare nuovi problemi e costruire ulteriori conoscenze.
Anche la teoria degli istinti e la visione consumatoria è crollata sotto la messe di evidenze comportamentali e neurobiologiche, giacché l’espressione di una motivazione non dà luogo a una consumazione ma a un esercizio ovvero una crescita di una certa tendenza.
Si tratta di una rivoluzione concettuale profonda che ci offre nuove chiavi di lettura del comportamento e parimenti nuove didattiche molto più produttive nei processi di educazione e istruzione dell’animale.”

– Prof. Roberto Marchesini
– Fonte: “L’apprendimento animale secondo il modello cognitivo”
– Seminario SIUA del 1 marzo 2013


Metodiche o discipline interpretative?

“Molti […] scambiano le scienze cognitive o la zooantropologia come una metodica di lavoro – sull’analogia dei metodi tradizionale vs gentile – quando in realtà si tratta di discipline chiamate a interpretare determinati processi. Non esiste un metodo zooantropologico ma un “approccio interpretativo zooantropologico” che rende possibile comprendere la capacità di un profilo di rapporto di favorire-valorizzare la referenza animale. Se in zooantropologia il fuoco è sulla capacità dell’eterospecifico di insegnarmi qualcosa attraverso l’espressione della sua alterità è ovvio che un approccio zooantropologico si ponga l’obiettivo applicativo di favorire l’evento referenziale. Allo stesso modo non esiste un metodo cognitivo, perché chi interpreta l’apprendimento come un processo problematico-solutivo ritiene che sempre il soggetto apprenda attraverso l’azione solutiva e non attraverso un riflesso. Di conseguenza favorirà il coinvolgimento del soggetto in apprendimento e quindi imposterà una didattica attenzionata ai tre fuochi di obiettivo/comprensione/soluzione.”

– Prof. Roberto Marchesini
– Fonte: https://www.facebook.com/roberto.marchesini.18/posts/348703361921938


La didattica HorseManKind

“La didattica HorseManKind viene impostata sui seguenti 5 punti: obiettivo (umano), invito (uomo-cavallo), comprensione (cavallo), soluzione (cavallo) e conferma (uomo-cavallo). Quest’ultimo punto mira a far comprendere al cavallo di aver ben compreso il messaggio datogli e non a rinforzare la soluzione. Tutto il sistema si basa sul far capire al cavallo il nostro modo di comunicare con lui, ma non prima però di aver compreso noi come è il suo.”

– Sergio Albertin
– Fondatore HorseManKind


Si ringrazia il prof. Marchesini per la gentile concessione alla pubblicazione degli scritti originali sopra riportati.


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