L’ etica di HorseManKind

Sergio Albertin La filosofia HorseManKind

In questi anni, etica, o etico, è un termine che si legge molto spesso e chi lo usa vuole informare che adopera modi in cui applica una morale di correttezza ed equità. Il concetto tuttavia viene lasciato a libera interpretazione, poiché si dà per scontato che sia un valore assoluto, ma non è esatto, difatti il significato di ‘etico’ varia perché si adatta al campo specifico in cui lo si applica.
Esistono, infatti, l’etica utilitaristica, professionale, medica, ecologica, religiosa, la bio-etica, e tante altre ancora.
Si può ben comprendere che affermare di ritenere etico “qualcosa” non significa affatto associarlo a ciò che potrebbe essere definito il ‘giusto’ universalmente riconosciuto, perché quando esiste la possibilità di interpretazione soggettiva, o di parti della collettività, è solo il soggetto formulante che ne determina la correttezza e il criterio.
Per il dizionario, etico è ciò che riguarda l’attività umana valutabile col criterio di distinzione tra bene e male, tuttavia chi esegue questa valutazione? E quali sono i principi con cui li attribuisce?
La storia ci ha insegnato che quando si crede di essere nel giusto, e detentori della verità, si qualificano le proprie scelte come etiche, tuttavia esse possono non esserle affatto se vengono osservate da un punto di vista opposto o differente.
Hitler perpetuò stermini di massa basando la sua etica nel folle desiderio di creare una razza superiore.
In Ruanda quasi 1.000.000 di Tutsi vennero sterminati perlopiù a colpi di bastoni chiodati dagli Hutu e sempre per una discriminazione razziale scusata dall’etica di quel popolo.
Anche nel caso dell’uso delle cellule staminali, in cui si applica la bio-etica, c’è chi è a favore e chi al contrario la ritiene un abominio.
Nell’etica religiosa cristiana abortire è un peccato, un crimine, tuttavia il referendum popolare del 1981 evidenziò la volontà dei laici che fosse praticato.
Potrei scrivere pagine in cui l’etica può apparire per alcuni corretta e per altri estremamente ingiusta, e ciò dimostra quanto questo vocabolo ha un mero valore nominale, e differente concetto, se non enucleato nella sua applicazione.
Per me, e quindi per HorseManKind, l’etica è un valore le cui radici si fondano sul rispetto dell’altro e per ‘altro’ intendo tutto ciò che non sono io, vale a dire tutto l’esistente che sia oltre me stesso.
Prendo come riferimento le mie necessità biologiche, emotive e mentali quindi le proietto ‘nell’altro’, ritenendo però sia doveroso che esse vengano rispettate da ambo la parti in modo equo, vale a dire con parità.
Il rispetto del libero arbitrio è un’altra componente fondamentale del mio concetto di etica. Non sovrastare, dominare, comandare e imporre, è quanto per me ha valore assoluto sia nell’essere soggetto referente oppure ricevente.
Per l’enciclopedia Treccani, il libero arbitrio è:
“espressione usata per indicare la libertà dell’uomo, i cui atti non sono determinati da forze superiori (di tipo soprannaturale o naturale), ma derivano da sue autonome scelte”.
Per Wikipedia è:
“concetto filosofico e teologico secondo il quale ogni persona è libera di fare le sue scelte”.
A questi due chiarimenti, nella mia etica, sostituisco ‘uomo’ e ‘persona’ con ‘essere vivente’, poiché ritengo che tutti, e non solo gli esseri umani, abbiano il diritto di poter decidere della propria esistenza e del modo di condurla.
Ovviamente per gli animali esiste un fattore in cui la lotta tra preda e predatore apparentemente ne mina il significato. Potrebbe non apparire come libero arbitrio l’essere divorati o rimanere senza cibo perché la preda corre più veloce, tuttavia, nella pur cruda legge della natura, ogni animale sceglie in continuazione e lo fa in totale libertà.
Far rispettare e rispettare con pari diritti il proprio e l’altrui libero arbitrio è fondamentale per essere capaci di valutare quanto pretendere per se stessi e quanto siano eque le richieste ‘dell’altro’.
Reciprocità è un ulteriore termine da associare alla mia etica, perché ha un significato fondamentale sia nell’iniziare che nell’approfondire una relazione.
È possibile mantenere il giusto equilibrio del dare e avere soltanto se, nei momenti di azioni e susseguenti concessioni reciproche, si ha rispetto di se stessi e dell’altro, poiché in sua assenza è immediata la probabilità di trascendere o nell’egoismo autocrate oppure nel sacrificio della privazione e rinuncia.
Come applicare la mia visione di etica e quanto appena scritto con il cavallo?
Il mio approccio con il cavallo si basa sul ritenerlo un ‘altro’ e con diritti e doveri pari ad ogni essere vivente.
Lo ritengo cognitivo, quindi, se i miei messaggi sono chiari e non complessi, è capace di poter comprendere in modo semplice quanto gli comunico, di elaborarlo e in seguito di replicare la situazione.
Sono convinto che il cavallo è capace di formulare ragionamenti che, pur semplici che possano essere, gli danno la facoltà di compiere azioni determinate dall’esperienza maturata con riflessioni che sono stimolate dal circostante, di cui anche noi facciamo parte.
Non mi pongo la domanda di quanto esso sia intelligente o in che proporzione lo è rispetto a noi, e non mi chiedo quanto sia in grado di apprendere, poiché sono convinto che se ne determino il confine io stesso sarei la causa che ne condiziona il limite.
Nel rispetto del libero arbitrio e di conseguenza diritti e dignità ‘dell’altro’, non esiste per me nessun approccio con il cavallo che preveda imposizioni. Ritengo, infatti, che i comandi pretenziosi e obbligati di un istruttore di equitazione siano imposti al cavallo solo per esercitare una prepotenza egoistica mirata al mero risultato e il cui effetto è la sola sua sottomissione. La remissività avviene obbligatoriamente con metodi coercitivi, duri o morbidi che siano, atti a stroncare l’istinto biologico della conservazione e il naturale istinto di difesa del cavallo.
In sintesi, oltre a costringere il cavallo a vivere un’esistenza di tensione continua e di paura, con il sistema della doma-addestramento, gli si toglie la capacità di pensare, di riflettere, di prendere decisioni importanti per la sua esistenza. Tutto questo lo trasformerà repentinamente in un automa che si muove a comando e senza saperne il motivo. Ogni sua azione sarà frutto solo di un condizionamento che non prevede l’uso della riflessione, ma gli permette soltanto di lasciar fluire istinti biologici quali sono la paura del dolore e della morte.
Nella mia etica prevedo quindi di lasciare sempre una scelta al cavallo e di tenere conto della sua capacità cognitiva per comprendere cosa gli sto suggerendo di fare. Suggerendo e non imponendo, poiché nella scelta c’è libertà e individualità, quindi vita. In questo percorso, è obbligatorio per me instaurare una relazione iniziale in cui vi sarà la scoperta e conoscenza reciproca per dare in questo modo al cavallo la possibilità di accettarmi, poiché ha capito le mie intenzioni che non saranno mai di pretesa.
Dopo un periodo determinato solo dal tempo necessario al cavallo per comprendermi e capire il mio modo di esprimermi, e dalla frequenza neutrale, cioè senza agire con lui in modi mirati, nascerà una conseguente relazione che ci permetterà di proseguire con azioni in cui la mia volontà non prevaricherà mai la sua.
La mia etica prevede quindi di considerare il cavallo come un essere vivente con necessità, diritti e dignità, che mai io dovrò soffocare e reprimere. Non mi considero superiore a lui, ma solo con una qualità in più che io chiamo “astrazione”, vale a dire quella capacità che permette a noi esseri umani di immaginare, prevedere, anticipare per approssimazione e somiglianza, e altro ancora, che metto a disposizione nel rapporto che ho con lui. Questa dote umana mi permette di capire in maniera approfondita il modo in cui il cavallo si esprime e comunica con me e con il circostante e mi “obbliga” ad essere un insegnante scrupoloso e attento al suo modo di apprendere, che è diverso da soggetto a soggetto.
Dunque, cos’è per me etico?
È considerarmi unico, ma in un insieme di cui ognuno ne forma la totalità e che non potrebbe esistere senza il singolo.
Il singolo sono io, ma lo è anche l’altro e per altro non intendo “umano”.
Etico è avere e rispettare il libero arbitrio, è considerare che il diritto alla vita non è solo una nostra prerogativa né è una nostra esclusiva viverla con dignità.
Tutta la mia vita si basa su questo principio e lo applico con le persone e con gli animali. Questi ultimi li considero passeggeri che con me percorrono le rotaie della vita sul treno dell’esistenza. La stazione in cui scenderemo sarà forse differente, tuttavia entrambi transitiamo per lo stesso percorso e abbiamo il medesimo diritto di viaggiare su quei vagoni.

Informazioni sull'autore
Sergio Albertin

Sergio Albertin

Facebook

Presidente e fondatore della filosofia HorseManKind (per maggiori informazioni cliccami)


ARTICOLI COLLEGATI

Condividi l'articolo sui tuoi social network