pascolo

La gestione del pascolo

Valentina Mauriello Habitat

Il prato è un terreno agricolo che è stato lavorato, seminato e inerbito per più di un anno. Se il cotico erboso viene mantenuto per più di 5 anni durante i quali non subisce alcun intervento (a parte lo sfalcio e la concimazione) e viene lasciato a vegetazione spontanea viene definito prato stabile.

Chi ha a disposizione un appezzamento di terreno da dedicare al pascolo può pensare di fornire agli animali questa possibilità. Occorre però essere a conoscenza di alcuni fattori importanti:

  1. Del tipo di piante presenti nel pascolo e del loro valore nutritivo
  2. Delle esigenze metaboliche dell’animale
  3. Delle cure necessarie per una corretta gestione del pascolo.

1) Sarebbe importante riuscire a riconoscere i tipi di piante presenti nel pascolo poiché come ho già accennato a seconda del tipo di piante si hanno diversi valori nutritivi. Vedi pagina – L’erba questa sconosciuta.

2) Esigenze metaboliche

La quantità di foraggio che viene consumato mediamente da un cavallo al pascolo in un mese equivale indicativamente a circa 450 Kg di fieno (questa quantità comprende la parte ingerita, quella calpestata o sprecata). Nella maggior parte dei pascoli nei 5-7 mesi in cui si ha lo sviluppo vegetativo delle piante (primavera ed estate) in terreni irrigui o con un’adeguata quantità di precipitazioni (60-90 cm di pioggia all’anno) si possono produrre dalle 100 alle 150 tonnellate per ettaro di foraggio circa. Indicativamente un pascolo con questo livello di produzione potrebbe sostenere un carico di 4 cavalli di peso medio per ettaro. Questa quantità varia a seconda del clima, dell’altitudine, delle specie vegetali presenti, ecc. Se si fa riferimento a terreni poco fertili, aridi un solo cavallo potrebbe aver bisogno dai 12 ai 24 ettari di pascolo all’anno.

Occorre tenere presente delle esigenze soggettive di ogni animale in termini di fabbisogni nutritivi che vengono condizionati dall’età, dal tipo ed entità di lavoro, da eventuali patologie presenti, ecc.. In particolare modo è importante abituare con gradualità gli animali all’alimento fresco e ancora più importante è una gestione ragionata dell’accesso al pascolo in soggetti obesi e/o con problemi metabolici (Cushing, Sindrome Metabolica, Insulino-Resistenza). In questi soggetti l’accesso al pascolo dovrebbe essere consentito solo per alcune ore al giorno che corrispondono a quelle in cui si ha la minima concentrazione di zuccheri. La scelta di fa pascolare questi animali andrebbe discussa con il medico veterinario curante.

3) Cure necessarie per evitare il sovra pascolamento.

L’ideale sarebbe effettuare una suddivisione del terreno in parcelle e praticare la rotazione. Ogni parcella dovrebbe essere grande a sufficienza per permettere agli animali di consumare completamente il pascolo in 10-14 giorni e dovrebbe essere lasciata a riposo per almeno un mese. Se il carico animale non è sufficiente a consumare tutto il foraggio disponibile si creeranno zone non pascolate con vegetazione più alta e lignificata che sarà necessario falciare. Al contrario per evitare un eccessivo sfruttamento l’erba del pascolo dovrebbe permanere a un’altezza minima di 5 cm, quando si raggiunge questa misura gli animali dovrebbero essere allontanati. In autunno quando si avvicina la stasi vegetativa invernale sarebbe opportuno lasciare l’erba alta almeno 10-15 cm. Il periodo di utilizzazione complessiva del pascolo può essere prolungato (evitando il sovra pascolamento) se si ha l’accortezza di fornire fieno sufficiente almeno per 4 ore al giorno. A parità di terreno, un’area gestita in questo modo, rispetto a un’area soggetta a pascolamento continuo è in grado di produrre più del doppio del foraggio. Con il sistema a rotazione lo sfruttamento del cotico erboso è più omogeneo.

I cavalli e gli asini sono animali che adottano un pascolo di tipo selettivo. Vengono consumate prima le specie vegetali più appetibili, mentre le altre saranno consumate in minima quantità. Vengono preferite le piante che si trovano a uno stadio vegetativo precoce e questo determina differenze stagionali nel comportamento selettivo. Questo comportamento fa sì che si creino delle aree di pascolo poco utilizzate e altre sovra pascolate. Nelle aree sovra pascolate le piante rallentano la loro ricrescita che si protrae anche per periodi molto lunghi, portando nel tempo a una perdita di foraggio e alla proliferazione di erbe “infestanti”. Se il pascolo che si ha a disposizione è un mosaico di aree sovra pascolate con in alcuni punti un carico eccessivo di feci (in prossimità delle quali solitamente i cavalli e gli asini non mangiano) occorre falciare rasoterra le aree dove le piante si sono sviluppate troppo o dove sono presenti piante indesiderate e rimuovere l’eccesso di feci.

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