La separazione tra puledro e fattrice

Emanuela Bartoli Etologia

Solitamente, nel mondo equestre, i puledri vengono separati il più presto possibile dalla madre. In genere viene rispettato il periodo di svezzamento, quindi il distacco viene effettuato quando il puledro ha circa 6-7 mesi. [1] Ci sono tanti motivi per cui viene imposta questa separazione, tra cui i più comuni sono: l’esigenza della doma, la vendita, abitudini tramandate e così via. Tutti questi motivi sono però fortemente antropocentrici e non tengono conto della natura del cavallo e delle sue esigenze psico-emotive.

Ibi, la più piccola del branco, all'età di 2 anni

In natura generalmente il puledro si stacca dalla madre nel periodo che va da un anno (primi istinti sessuali) ai due anni (maturità sessuale), quindi ben più tardi rispetto a ciò che avviene negli allevamenti. [1-2] I maschi possono lasciare volontariamente il branco oppure possono esserne allontanati dallo stallone; le femmine solitamente, a meno che non siano “rapite” da uno stallone di un altro branco, stanno all’interno del gruppo e mantengono un forte legame con la madre. [2-3] Nei primi 1 o 2 anni di vita dei puledri, tutti i componenti del branco cooperano per la loro difesa, [2] facendoli sentire protetti e al sicuro, in modo da lasciar loro il tempo di maturare consapevolezza di sé, del circostante e degli eventi, tale da potersi in seguito proteggere da soli. Quindi in natura il distacco non è brusco né forzato, ma lento e graduale [2], permettendo al puledro di crescere sano sia fisicamente sia mentalmente.

E' difficile sapere se esistono allevamenti che rispettano una tempistica di almeno 1 o 2 anni, seppure sia improbabile. Ma anche se ciò avvenisse, lo stato delle cose è comunque ben diverso che in natura. Il puledro infatti, una volta separato dalla madre, non va a esprimere il suo stato naturale di cavallo, ma sperimenta subito la doma e l’addestramento, spesso trascorrendo il resto della sua esistenza in un box o, anche se "in gestione naturale", accanto a compagni sempre diversi, con cui non riesce quindi a instaurare un vero rapporto sociale.

Nasce sentendosi libero e proprio quando dovrebbe cominciare la definizione di sé stesso e della sua libertà, la sua vita viene completamente stravolta.

Quanto è etico tutto questo, se lo consideriamo dal punto di vista del cavallo?

Nel nostro branco (costituito nel modo più naturale possibile, vedi link) ci sono Cleo, la mamma, e Ibi, la figlia. Non le abbiamo mai separate, e la loro relazione si è evoluta nel tempo.

All’inizio Ibi era dipendente dalla madre e la cercava per protezione. Cleo insegnava a Ibi come comportarsi e come comunicare con i compagni. Nel tempo Ibi è diventata sempre più indipendente, sino a raggiungere la piena autonomia. Attualmente hanno una relazione dove si accudiscono a vicenda, si scelgono per l’allogrooming e decidono di stare vicine in stato di riposo, esattamente come avviene in un branco in natura.

 

Ibi e sua madre Cleo al giorno d'oggi: Ibi dorme e Cleo veglia su di lei

[1] Università della Tuscia, Dipartimento delle Scienze Agrarie e Forestali, 2019
[2] Daniel Mills, Kathryn Nankervis, Comportamento equino, Calderini, 2001
[3] Università di Bologna Alma Mater, Corso di Etologia cognitiva, 2017