Mi fido di te: collaborare in libertà

Gianna M. Veronesi EquiMomenti

I cavalli dormono in piedi?

A moltissimi di voi sarà capitato, nella vostra vita accanto ai cavalli, di sentirvi porre questa domanda e di aver risposto: "ovvio che no!"
Ebbene è così: i cavalli non dormono in piedi. Al massimo assumono una posizione di riposo che gli permette di rimanere sulle quattro zampe, ma quando si vogliono veramente rilassare, si accucciano a terra. Invece quando dormono in modo profondo, si distendono completamente.
Il mito del "cavallo che dorme in piedi" è nato dal fatto che non è facile poter vedere cavalli che riposano o dormono nel vero senso della parola. Questo perché il sonno rappresenta il momento in cui sono più vulnerabili, in cui non sono attenti a ciò che li circonda, e quindi il loro istinto di preda, scritto nei loro geni, gli dice che potrebbero essere in pericolo.
Infatti all'interno della vita naturale in branco, spesso si nota che se più cavalli dormono, uno o due sono sempre in piedi, in veglia e in attenzione, per avvertire gli altri nel caso ci sia qualcosa che non va.
Alla luce di questo, se il nostro cavallo ci permette di avvicinarlo e di stargli accanto mentre è a terra, ci sta dichiarando un'estrema fiducia: ci sta dicendo che con noi si sente al sicuro.

Qualche giorno fa, durante una delle giornate trascorse con i nostri otto cavalli, non solo abbiamo potuto condividere con loro un momento di rilassamento e sonno, come accade spesso, ma è successo qualcosa di ancora più straordinario.
I protagonisti della vicenda sono stati Ibi, la più giovane del branco, figlia di Cleo; Sergio, il suo "compagno umano"; e Riccardo, pareggiatore dello staff Horsemankind.

Ibi era vicino a Sergio, sdraiata, che riposava, e lui, seduto di fianco a lei, ha colto l'occasione che si era creata in quel momento tra loro per pulirle gli zoccoli proprio in quella posizione, senza che nulla cambiasse né nello stato d'animo di Ibi né nella situazione.
Anzi, dopo poco Ibi ha disteso completamente le zampe e ha appoggiato il muso a terra: dal riposo era passata al sonno profondo.
Intanto si era avvicinato anche Riccardo che, sempre senza causare nessun cambiamento, ha potuto pareggiare gli zoccoli di Ibi mentre lei continuava a dormire.
Sergio e Riccardo hanno così svolto un'azione che si sarebbe comunque dovuta compiere in un secondo momento, ma che, così facendo, è avvenuta nel modo più spontaneo e naturale possibile: loro e Ibi hanno cooperato in totale libertà.

Un cavallo che si sente preda, che osserva e ascolta ogni cosa attorno a lui, a cui non sfugge niente perché tutto potrebbe essere eventualmente pericoloso o fatale per la sua vita, non solo si sente al sicuro di fianco all'uomo, e quindi si distende e dorme vicino a lui, ma si fida al punto da lasciarlo agire sul suo corpo.

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Ibi in stato di riposo e Sergio, il suo compagno umano, che ne approfitta per pulirle gli zoccoli

Ibi completamente distesa, volta a un sonno profondo. Sergio accanto a lei, per farle sentire la sua vicinanza, e Riccardo che le pareggia gli zoccoli
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Com'è possibile una cosa del genere?

Ibi ha compreso intimamente durante la costruzione della relazione con l'uomo che non è mai stata alterata la sua libertà.
Non è mai stata domata, non è mai stata addestrata, ma anzi, è stata conservata la sua natura di cavallo e la sua vita libera, durante la quale ha conosciuto l'uomo.
Sapeva che niente di ciò che stava avvenendo le avrebbe causato qualcosa di negativo perché ha compreso che l'uomo è un "più" all'interno della sua quotidianità: un altro essere vivente che aggiunge esperienze e sensazioni positive. Nel corso della sua vita non ha mai subito imposizioni, ma ha sempre e solo collaborato con lui e, soprattutto, ha sempre avuto la libertà di decidere se farlo o no.
Perché non si parla solo di libertà come "vita libera in gestione naturale", ma si parla di libertà decisionale, libertà di conoscenza, libertà di interazione e collaborazione.
Ibi si è sempre sentita libera di affermare la propria natura, il proprio pensiero e la propria intenzione, sia come cavalla, sia come individuo, nella relazione con Sergio e con gli altri componenti del gruppo Horsemankind, ed è proprio per questo che ha permesso di farsi prima pulire e poi pareggiare gli zoccoli mentre dormiva. Perché sentendosi veramente libera, ha sviluppato un'enorme fiducia nei nostri confronti. E con tale fiducia si è addormentata di fianco a noi e si è lasciata andare al nostro accudimento anche in un momento così delicato.
Perché se è nel suo territorio e se ci siamo noi al suo fianco, si sente al sicuro.

L'unica variazione è stata l'avvicinamento di Cleo, mamma di Ibi, che è arrivata per guardare e capire cosa stesse accadendo. Vedeva sua figlia completamente distesa, insieme a Sergio e Riccardo che "facevano qualcosa" vicino a lei e su di lei.
Si è avvicinata in un primo momento mentre Sergio le puliva gli zoccoli con il nettapiedi. Ha annusato lei e i suoi zoccoli, Sergio e le sue mani, poi si è allontanata.
Poi, con l'arrivo di Riccardo, si è accostata un'altra volta. La situazione era variata, nel frattempo Ibi si era distesa completamente.

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Cleo si avvicina per la prima volta mentre Ibi è in stato di riposo, insieme a Sergio che le pulisce gli zoccoli

Ibi completamente sdraiata, Riccardo e Sergio accanto a lei e Cleo che controlla cosa sta accadendo, avvicinandosi a Riccardo
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Anche il comportamento di Cleo non ha fatto altro che confermare dove può portare la costruzione di una relazione di fiducia e rispetto con il proprio cavallo.
Il suo doppio avvicinamento, a causa della variazione della situazione, ci ha voluto dire che voleva controllare cosa stesse accadendo, perché non era qualcosa di già successo prima e che già conosceva, quindi ha liberamente agito per capire e comprendere la situazione.
Si è avvicinata perché dettata da un senso di protezione nei confronti di Ibi, ma in tutta tranquillità, perché anche lei sapeva, ancor prima di arrivare, che vicino ai compagni umani non può accadere qualcosa che può nuocere alla loro vita.
Si è avvicinata per esplorare, per capire, per comprendere. Per essere partecipe di un avvenimento che la riguardava più intimamente di altri, perché al suo interno c'era Ibi, sua figlia.
Durante la sua esplorazione, poi, si è rivolta direttamente a Sergio: gli stava chiedendo spiegazioni e conferma di ciò che vedeva. Lui, di risposta, l'ha accarezzata sul muso e, attraverso il suo atteggiamento, ha comunicato con lei, come a dirle: "guarda, Cleo, tranquilla, stiamo pulendo e pareggiando gli zoccoli a Ibi, conosci questa situazione e ci siamo noi qui".
Cleo in questo modo ha compreso e rivisto una situazione che, seppur in condizioni diverse, aveva già vissuto e conosceva, come quella della pulizia e del pareggio degli zoccoli, ha compreso cosa stava accadendo e quindi, anche lei dimostrandoci estrema fiducia, non ha esitato a tornare in mezzo al campo, insieme al suo branco, a pascolare, con la stessa tranquillità con cui si era avvicinata.

Avvenimenti di questo tipo non sono molto frequenti.
Al contrario, solitamente vediamo cavalli che dimostrano diverse problematiche nel farsi anche solo pulire o pareggiare gli zoccoli. Spesso hanno paura, si ribellano, mordono, perché si sentono minacciati nella loro libertà. Vivono questa azione come un'imposizione da parte dell'uomo, un ordine, che, tra l'altro, per loro non ha nessun senso.
Un cavallo non potrà mai attribuire lo stesso significato che noi umani diamo al pareggio degli zoccoli. Non potranno capire consciamente che questa azione è necessaria per la loro salute e che per questo "bisogna farlo". Credere questo significherebbe antropomorfizzare il cavallo, attribuirgli un pensiero che in realtà non è suo, ma nostro.
È quindi attraverso la relazione con l'uomo che possono accettare che questo avvenga. Instaurare una vera relazione con il nostro cavallo ci permette, in momenti come questo, di avere una cooperazione con loro, in totale libertà. E non sarà più necessario che loro capiscano esattamente il motivo, né sarà necessario un addestramento.
Basterà la nostra presenza al loro fianco: il solo fatto che saremo noi a chiedere qualcosa o a "fare" qualcosa con loro, anche se non viene capito a pieno il significato dell'azione in sé nel momento stesso, sarà una garanzia: garanzia di fiducia, rispetto e libertà.

Voi vi fidereste di più di qualcuno con cui avete instaurato una relazione libera e basata sull'empatia reciproca (cioè il conoscersi reciproco e profondo) oppure di qualcuno che vi impone qualcosa, con cui non avete nessun tipo di relazione e che, tra l'altro, chiede la vostra "collaborazione", o meglio "esecuzione di un comando", riguardo a qualcosa che non capite?

Voi vi fidereste mai di chi non vi lascia liberi?

La cooperazione non è obbedienza

Sergio Albertin