La Naturalità

Enrico Mezzogori La filosofia HorseManKind

Naturalità

Il primo passo nella ricerca di una relazione con il cavallo è la riscoperta della Naturalità. Si parla di “riscoperta” perché la naturalità già fa parte di noi, in quanto appartenenti al regno animale, ma spesso siamo capaci di ignorarla o reprimerla. La nostra grande capacità di astrarre, immaginare ed elaborare pensieri che vanno oltre la realtà attuale ci ha fornito di una potenzialità enorme che sfruttiamo in tantissimi campi. Purtroppo siamo spesso così focalizzati nell’uso preponderante di questa nostra singolarità da non accorgerci che rischiamo di tralasciare alcuni aspetti della nostra natura che ci mantengono in relazione con l’ambiente e le creature che lo popolano.

“Ritrovare “l’animale”, il primevo essere assopito nell’uomo, per immergersi nel circostante e nella natura, madre di ogni essere vivente.”Sergio Albertin

La coscienza dei SENSI


Per rapportarsi e capire un cavallo occorre conoscere come funziona il suo mondo sensoriale, ma per capirlo veramente dobbiamo essere consapevoli della diversa coscienza d’uso che esiste tra noi e lui. Mentre per il cavallo la realtà dell’ambiente occupa la totalità dei sensi e dei suoi processi psichici, per noi è molto diverso. Gli stimoli sensoriali che ci giungono dall’ambiente sono in continua competizione con l’immaginazione, i ricordi e la continua esplorazione dei possibili scenari futuri.
Semplicemente siamo molto più impegnati a immaginare e pensare astrattamente rispetto a ciò che sta accadendo intorno a noi. Se aggiungiamo che la vista ha assunto una straordinaria importanza nella nostra vita quotidiana relegando udito, tatto, olfatto e gusto ad un ruolo in scala decisamente decrescente possiamo renderci contro che, anche conoscendo il mondo sensoriale del cavallo, per cercare di capirlo dobbiamo cambiare la coscienza che abbiamo del nostro modo di percepire l’ambiente.

La percezione del TEMPO


Il tempo gioca un ruolo fondamentale per riscoprire la Naturalità.
Il nostro concetto del tempo non è più legato alla naturale susseguenza di eventi e alla centralità dell’attimo che stiamo vivendo. Lo viviamo come fosse un tappeto mobile che trasporta verso di noi situazioni che cerchiamo di prevedere o creare, preparandoci ad afferrarli, evitarli o subirli. Nella relazione con il cavallo questa diversa percezione del tempo può creare diversi problemi tra cui ne spiccano in modo particolare alcuni:

La fretta

Sapere di avere un tempo limitato per stare con il cavallo si riflette nel comportamento con cui ci si avvicina e ci si rapporta. Il cavallo non ha appuntamenti od orari né si preoccupa dello scorrere del tempo. Se ha fame cerca da mangiare, se vuole spostarsi in un altro luogo lo fa. Tutto è rivolto a ciò che prova e sente in quell’istante, senza cercare di agire per un futuro che non esiste. La relazione diventa difficile quando uno degli elementi vive il presente e l’altro è concentrato sul futuro.

Il raggiungere l’obbiettivo

Siamo capaci di immaginare e porci degli obbiettivi, agendo sul presente per arrivare ad uno scopo. Questa è una grande possibilità che spesso sfruttiamo malamente. Quando abbiamo un obbiettivo o uno scopo facciamo fatica a non concentrarci su di esso senza escludere tutto il resto. Immaginatevi per strada mentre camminate per raggiungere il luogo di un appuntamento importante: riuscite a non pensare costantemente all’esito dell’appuntamento? Riuscite a cogliere ogni rumore, ogni particolare della strada che state percorrendo e delle persone che vi sfiorano?

Anche con il cavallo avere un obbiettivo o cercare un risultato può farci perdere l’attenzione che dovremmo avere per ciò che stiamo vivendo. Diventa difficile accorgersi dei piccoli movimenti, degli sguardi e della postura con cui il cavallo cerca di comunicare con noi o che sono reazioni alle nostre azioni. Cercare di relegare lo scopo che abbiamo in mente ad una semplice consapevolezza che risiede sullo sfondo dell’attenzione che dedichiamo al nostro partner ci aiuta a trovare un canale di comunicazione chiaro e comprensibile ad ambo le parti.


Quand’è che gli esseri umani sono più felici? Per raccogliere dati sull’argomento, Matt Killingsworth ha costruito un’app, Track Your Happiness, che permette di registrare le emozioni delle persone in tempo reale. Tra i risultati sorprendenti emersi c’è che siamo spesso molto più felici quando siamo nel presente. E l’altro lato della medaglia è che più vaghiamo con il pensiero, meno felici siamo. (Filmato a TEDxCambridge.)

Nietzsche condannava la propensione dell’uomo a vagare in una dimensione immaginaria, popolata di rimorsi e paura, ritenendola una delle maggiori cause della frustrazione umana. Contro tale cattiva abitudine egli affermava che per essere felici bisognasse prendere possesso del presente, far coincidere la propria esistenza con la propria volontà, alla maniera dei bambini.

Nella filosofia HorseManKind proponiamo di vivere il tempo trascorso con il cavallo nel modo più naturale possibile. Durante questo periodo è importante concentrarci su ciò che stiamo vivendo attimo per attimo in sintonia e rispetto dei tempi del cavallo. Una finestra temporale in cui il tempo che passa è creato da azioni e situazioni senza un prima e senza un dopo.

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